STORIA DELL’ANTISEMITISMO

Mi piacerebbe oggi non essere qui a celebrare per l’ennesima volta la giornata della memoria, nata nel 2005 per ricordare la shoah, cioè la persecuzione e il genocidio degli ebrei nell’Europa del XX secolo. Ciò fu deciso dall’ONU per sensibilizzare i cittadini di tutto il mondo contro l’odio rivolto verso l’etnia ebraica, cioè contro una delle numerose forme di razzismo presenti nel mondo contemporaneo.

Si potrebbe pensare che almeno nell’Occidente, dove predominano i governi democratici, il problema dovrebbe essere stato superato, ma, se formalmente è così, cioè le leggi proclamano l’uguaglianza e la pari dignità di tutti i cittadini, in realtà i singoli individui spesso agiscono in preda a pulsioni passionali e a pregiudizi profondamente radicati. Infatti la cronaca ci racconta, ad esempio, delle continue minacce di morte alla senatrice Liliana Segre, una delle ultime superstiti ancora in vita, o dell’accoltellamento a Roma  di una turista israeliana da parte di un polacco. Senza contare il ruolo svolto dai social, seguiti per lo più dai giovani che sempre più spesso da esso mutuano idee e comportamenti.

Perciò, per difendere la vita ebraica in Europa contro questo fenomeno in continua crescita, nell’ottobre 2021 i massimi vertici europei hanno sentito il bisogno, per la prima volta nella storia, di varare un “piano contro l’antisemitismo”.

Questo fenomeno inizia nel momento in cui gli ebrei furono riconosciuti come un gruppo etnico con usi, diritti e costumi religiosi propri. Il popolo ebraico ha alle spalle una storia millenaria iniziata in Palestina nel secondo millennio a. C. Si trattava di pastori seminomadi suddivisi in clan e tribù. Attorno al ‘900 a.C. alcuni di essi istituirono il regno d’Israele con capitale Samaria distrutta nell’VIII secolo dagli Assiri che deportarono gli abitanti in Mesopotamia. Successivamente più a sud fu istituito il regno di Giuda. Nel VI secolo il re babilonese Nabucodonosor attaccò il regno di Giuda deportando parte degli abitanti a Babilonia, finché, dopo circa 70 anni il re persiano Ciro conquistò Babilonia, consentì agli ebrei di tornare a Gerusalemme e ne fece suoi sudditi, tuttavia essi non si mescolarono ai conquistatori, ma continuarono a seguire le loro tradizioni, non perdendo così la loro specificità.

Per quanto riguarda le caratteristiche dell’etnia ebraica esse sono:

  • La Torah (per i cristiani Antico testamento), secondo la tradizione ebraica rivelata da Dio a Mosè sul monte Sinai
  • La rappresentazione di Dio che è unico, non ha nome (Javeh significa “colui che è), non è visibile  e non è rappresentabile
  • Lo Shabbat, ossia il riposo del sabato, giorno in cui anche Dio si riposò dopo la creazione. In questo giorno c’era il divieto di compiere qualsiasi azione materiale
  • Il divieto di mangiare carne di maiale
  • La circoncisione, che è la più gravida di conseguenze perché è irreversibile, perciò durante il nazismo era più facile individuare gli ebrei.

Ecco come nella Bibbia viene raccontata l’alleanza e la circoncisione (Genesi 17-14)

Come abbiamo visto si tratta di un patto esclusivo e caratteristico che li differenzia da tutti i loro contemporanei che erano politeisti ed inclusivi, tanto è vero che nel loro pantheon, in caso di conquista di popoli stranieri, erano pronti ad inserire i loro dei.

Lo storico Jerome A. Chanes individua tre tappe nella storia di questo fenomeno:

  • L’antisemitismo antico, principalmente etnico
  • L’antisemitismo cristiano religioso
  • L’antisemitismo razziale

Prima di iniziare l’analisi di queste tre categorie è bene però precisare che nell’antichità i popoli sconfitti e sottomessi erano di solito trattati duramente, quando non ridotti in schiavitù, i Greci poi  consideravano barbaro qualsiasi popolo che non fosse il loro. Quindi non è facile sapere con certezza che l’ostilità contro gli ebrei fosse specifica, tuttavia per quanto abbiamo già detto, uno sguardo particolare su questo popolo è innegabile che vi fosse.

Già nella Bibbia, nel libro di Ester, sposa di Assuero, forse Serse I, persiano figlio di Dario, ( siamo nel V secolo a. C. secondo la versione ebraica più antica, ma probabilmente il libro fu redatto soltanto nel IV secolo a. C.) si parla di un complotto contro i Giudei, sventato dalla regina.

Ecco cosa dice il decreto del re (Ester 13c-13g)

Le prime testimonianze storicamente documentabili di antisemitismo nel mondo antico si trovano nell’Egitto tolemaico del IV secolo a.C., quando i giudei, sotto Amenofi III o IV, vennero internati in 80.000 in una città abbandonata per essere poi liberati da Mosè, perché considerati impuri, misantropi e xenofobi.

In Siria la leggenda si arricchì di altri elementi, come la convinzione che gli ebrei nel loro tempio adorassero una testa d’asino e praticassero sacrifici rituali di uomini stranieri, come racconta Flavio Giuseppe in “Contra Apionem” (schäfer pag.21)

La leggenda dei sacrifici umani si protrarrà nel tempo fino ai giorni nostri insieme a quella della profanazione dell’ostia che, in uno degli svariati miti un macellaio avrebbe cercato di distruggere con un coltello e che, divisa in tre parti avrebbe sanguinato e a quella dell’avvelenamento dei pozzi diffusa durante le pestilenze che periodicamente scoppiavano in Europa.

Né è da sottovalutare l’influenza che ebbe sull’antisemitismo la rappresentazione della “scrofa degli ebrei”, presente in alcune chiese, soprattutto tedesche. In una variante, ad esempio, gli ebrei cavalcano una scrofa al contrario sollevandole la coda e leccandole l’ano. (chiostro della chiesa di Brandeburgo, 1230 circa)

Con la conquista del vicino oriente ad opera di Roma i pregiudizi passarono dal mondo greco a quello romano in cui gli ebrei vivevano pacificamente fin dal II secolo a.C.

La fine dell’antisemitismo antico si può far risalire all’Egitto ellenistico del I secolo d. C. quando gli ebrei vennero privati del diritto di cittadinanza e relegati in un quartiere di Alessandria, dando vita al primo ghetto della storia.

Si passa a questo punto all’antisemitismo cristiano, che è di carattere prettamente religioso.

L’ostilità dei cristiani nei confronti degli ebrei comincia con il Nuovo Testamento, cioè con i testi sulla vita e la missione di Gesù redatti da vari autori qualche decennio dopo la morte di Cristo, a partire dal 70.

I vangeli sinottici ( Marco, Matteo, Luca ), cosiddetti perché c’è una sorta di parallelismo nei loro racconti, le lettere di San Paolo, vero fondatore del cristianesimo, e soprattutto il vangelo di Giovanni registrano una situazione di tensione tra cristiani ed ebrei; addirittura Giovanni indica Satana come vero padre loro, con le conseguenze che conosciamo. Inoltre essi consideravano gli ebrei, non solo quelli contemporanei a Gesù, ma anche le generazioni successive, responsabili della sua morte e perciò deicidi. Tale convinzione si protrasse nei secoli, fino ad arrivare ai nostri giorni. Tralasciamo per ora il discorso sul genocidio moderno e citiamo solo le preghiere del venerdì santo, rivolte a dio anche a favore degli ebrei e che però suscitarono le proteste degli stessi perché suonavano offensive ai loro occhi.

Infatti nel Messale Romano del 1962 si dice: (foglio a parte: Note sulla preghiera per “perfidis iudaeis”)

Nel Messale Romano del 1970 è corretta nel seguente modo: (foglio a parte: Note sulla preghiera per perfidis Iudaeis)

Senza contare che nelle invocazioni a favore di altri non ci si inginocchiava, mentre arrivati a parlare di ebrei lo si faceva.

Ritornando al discorso storico, nella tarda antichità sia la legislazione ecclesiastica, sia quella statale inasprirono le norme contro gli ebrei escludendoli dai consigli cittadini (curiae), sia dai pubblici uffici.

Nel mondo islamico Maometto, trasferitosi a Medina nel 622, dapprima stipulò accordi di pace con le tribù ebraiche, ma successivamente i rapporti si inasprirono fino a giungere alla persecuzione, uccisione, espropriazione e divisione dei beni tra i musulmani ed anche il Corano, il libro sacro dei credenti contiene versetti molto critici nei confronti degli ebrei.

Durante il Medioevo in occidente gli ebrei furono oggetto tanto di persecuzione quanto di protezione sia da parte della chiesa che dello stato. Il sovrano, infatti, li considera sua proprietà e perciò da tutelare, ma anche da sfruttare, in quanto automaticamente è suo anche tutto ciò che appartiene loro. Oltre alla politica di rapina dei beni dei giudei ci furono anche ondate di massacri in tutta Europa, la prima delle quali ebbe inizio tra il1096 e il 1099  con la prima crociata.

Nel 1095 a Clermont papa Urbano II chiamò alla lotta contro i musulmani per la liberazione del Santo Sepolcro, ma in qualche modo l’astio contro i musulmani coinvolse anche gli ebrei. I crociati, nel dirigersi verso la Palestina lasciarono una scia di sangue con l’annientamento di molte comunità ebraiche.

Il virus dell’odio si diffuse anche nella penisola iberica e culminò con la cacciata dal regno di Castiglia e Aragona ad opera di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona dopo che ebbero cacciato gli arabi. Gli ebrei che rimasero si convertirono al cristianesimo e vennero chiamati marrani (cinghiali). Per controllare i rimasti venne poi istituita l’Inquisizione e si affermò il concetto proto razzista di “limpieza de sangre” (purezza del sangue).

Fu in questo periodo che si cominciò ad imporre agli ebrei segni distintivi quali la rota, cerchio di stoffa da apporre agli abiti ed il cappello di forma conica. La stella di Davide è poco attestata, mentre sarà prevalente durante il nazismo.

Con l’Umanesimo e il Rinascimento, pur permanendo i vecchi atteggiamenti, si risvegliò l’interesse per l’ebraismo, gli studiosi cominciarono a staccarsi dalle premesse teologico-istituzionali e rivendicarono il diritto di ognuno a formarsi una propria opinione.

Questo però non avviene in Lutero, frate agostiniano a cui dobbiamo la riforma protestante. Egli fu un feroce antisemita e invitò a perseguitare gli ebrei e a indire pogrom contro di loro, rimproverando i cristiani per non averli uccisi, come scrive nel trattato “Degli ebrei e delle loro menzogne”: ( Schäfer pag. 148).

Con l’Illuminismo che decreta l’emancipazione degli ebrei inizia per loro un nuovo periodo, anche se il sospetto e l’odio permangono perfino in uno dei più significativi esponenti di questo movimento, Voltaire, che nel Dizionario Filosofico, alla voce “Juifs” scrive: (Schäfer pag. 156)

Né il nazionalismo che si afferma nell’ ‘800 migliora la situazione perché gli ebrei, fedeli alle loro leggi e tradizioni vengono percepiti come uno stato dentro lo stato, perciò come un corpo estraneo, soprattutto in Germania. In Italia invece questo non avvenne, anzi per tutto l’Ottocento e i primi del ‘900 essi parteciparono alle guerre di indipendenza e alla prima guerra mondiale e a volte ricoprirono anche alte cariche di governo come Luigi Luzzatti (1910-11), Alessandro Fortis (1905-6) o Sidney Sonnino (1906 _ 1909-10).

La situazione precipita alla fine del XIX° secolo, quando si moltiplicarono i sostenitori dell’antisemitismo etnico razzista e si diffusero in tutta Europa gli stati totalitari.

Il principale rappresentante di questa teoria fu lo scrittore inglese Houston Stewart Chamberlain che affermò la razza ebraica essersi mantenuta pura come quella ariana, ma proprio per questo in pericolosa concorrenza con essa e, per salvare il cristianesimo dallo stretto legame con l’ebraismo arrivò a sostenere che Gesù non era ebreo.

Uno dei casi più famosi di persecuzione fu quello di Alfred Dreyfus, ufficiale di Stato maggiore dell’esercito francese accusato di spionaggio a favore del Reich e poi definitivamente scagionato anche grazie all’intervento di Emile Zola e del suo “J’accuse”.

Dei primi del ‘900 sono invece “I Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, un falso documento creato dalla polizia segreta zarista (Ochrana) per diffondere l’odio nei confronti degli ebrei nell’impero russo. Essi sostengono l’esistenza di un complotto ebraico massonico il cui obiettivo sarebbe di impadronirsi del mondo. Tale documento apparve subito falso, ma, nonostante ciò, ancora oggi continua a riscuotere credito tra i partiti islamisti e fondamentalisti del Medio Oriente.

Ecco come Umberto Eco ne “Il cimitero di Praga” enumera alcune intenzioni dei complottasti ebrei: (Libretto rosso , pagg.4-5)

Con l’avvento in Europa degli stati totalitari dopo la prima guerra mondiale, la pace di Versailles e la crisi economica del 1929, la situazione precipitò fino alla catastrofe della shoah.

Il partito che ebbe un’importanza decisiva per lo sviluppo dell’antisemitismo nel III° Reich fu il partito nazionalsocialista dei lavoratori, fondato nel 1920 e di cui Hitler prese subito la guida. Giunto poi a capo dello stato il 30 gennaio del 1933, egli cominciò ad applicare il programma di purificazione della razza ariana già preannunciato nel “Mein Kampf”.

Nella prima fase del nazismo i passi decisivi furono il boicottaggio del commercio ebraico, le leggi di Norimberga e “la notte dei cristalli”. Il I° aprile 1933 le varie organizzazioni naziste presidiarono negozi e studi di professionisti ebrei impedendo ai clienti di entrare. Successivamente agli ebrei vennero interdetti i pubblici uffici e, il 15 settembre 1935 le “leggi di Norimberga” distinsero cittadini a tutti gli effetti, quelli con puro sangue ariano, che doveva essere mantenuto puro, e cittadini di seconda classe, gli ebrei. Naturalmente erano vietati i matrimoni o anche i soli rapporti sessuali tra i due gruppi.

La “Notte dei Cristalli” (9-10 novembre 1938) fu  un vero e proprio pogrom, ideato da Goebbels, in cui migliaia di persone (circa 26.000) vennero rinchiusi nei campi di concentramento, (i primi furono Dachau vicino a Monaco e Orianienburg a nord di Berlino) centinaia furono uccisi, mentre  sinagoghe, abitazioni e negozi vennero saccheggiati e dati alle fiamme.

Nemmeno la guerra, iniziata il I° settembre 1939, mise fine al massacro degli ebrei, a lungo denominato impropriamente ”Olocausto”, perché l’olocausto è un sacrificio rituale compiuto nel tempio. Meglio perciò parlare di “shoah” (catastrofe, annientamento).

Uno dei principali organizzatori dello sterminio fu Reinhard Heydrich il quale, il 30 gennaio 1942, convocò la Conferenza di Wansee per decidere della cosiddetta  “soluzione finale”, eufemismo per indicare l’uccisione di tutti gli ebrei d’Europa,  già in larga parte confinati nei ghetti e nei campi di concentramento, ma anche presenti nei territori occupati dalle truppe tedesche.

All’inizio gli assassini avvenivano tramite fucilazione, soprattutto nei territori occupati, dove, a seguito dell’esercito tedesco operavano gli einsatzegruppe, formati da volontari, oppure in camion sigillati in cui si facevano confluire i gas di scarico del motore. Le operazioni erano lunghe e difficili da sopportare per gli stessi carnefici, finché si trovò il modo per rendere tutto molto più semplice. L’industrializzazione di questo processo di morte, perché si deve parlare di un vero e proprio processo industriale, si ebbe quando Fritzsch, vice di Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, ebbe l’idea di eliminare dei prigionieri russi con lo Zyclon b (acido cianidrico) e convinse il suo capo a servirsene.

Ecco come Höss, nella sua autobiografia “Comandante ad Auschwitz”, scritta mentre attendeva l’esecuzione della condanna a morte comminatagli dopo la guerra da un tribunale polacco, ricorda l’eliminazione degli ebrei: (Höss, Comandante ad Auschwitz pagg. 174-175)

Nel secondo dopoguerra le cose non cambiarono molto: la gente comune tentò di dimenticare in  fretta, la denazificazione dello stato in realtà non venne applicata e molti dei vecchi politici e funzionari del Reich rimasero al loro posto, ma anche le chiese cristiane repressero ogni riferimento agli omicidi di massa ed evitarono ogni tipo di discussione in merito alla loro acquiescenza o partecipazione ai fatti.

In Italia, se pensiamo all’antisemitismo, ci vengono in mente le leggi razziali fasciste del 1938 che diedero inizio alla persecuzione degli ebrei e  che però non fecero altro che radicalizzare altre manifestazioni di razzismo come quello contro il mondo slavo o quello coloniale nato alla conquista dell’Eritrea negli anni ’80 dell’Ottocento.

Sul fronte interno invece il rifiuto dell’altro invece puntò contro i cosiddetti diversi tra cui, appunto gli ebrei, o i cosiddetti diversi come omosessuali,prostitute, alcolisti, ma anche socialisti o anarchici.

Per quanto riguarda gli ebrei, durante il ventennio, la vulgata giustificazionista vorrebbe portare avanti una visione edulcorata della situazione presentando gli italiani come “brava gente” che avrebbe agito su istigazione dei tedeschi. In realtà gli Italiani collaborarono attivamente alla persecuzione con le forze di polizia, ma anche con la delazione su ricompensa.

Un altro capitolo importante della nostra storia riguarda il comportamento tenuto dai papi della chiesa cattolica che regnarono nel secolo XX.

Nel periodo che consideriamo assursero al soglio pontificio due pontefici: Pio XI (Achille Ratti) che regnò dal 1922 al 1939 e Pio XII  (Eugenio Pacelli) (1939- 1958), segretario di stato che nel luglio 1933 firmò il Concordato tra la Chiesa e il Terzo Reich, provocando il sollievo di Hitler che lo aveva fortemente voluto perché creava un’atmosfera di fiducia che non avrebbe ostacolato i piani antiebraici.

Ma il papa era preoccupato per la sorte dei cattolici tedeschi, dato che i nazisti erano anche anticristiani, per cui nel 1937 emana l’enciclica “Mit brennender sorge” (Con viva ansia), per cercare di tutelarli, spezzando una lancia anche a favore degli Ebrei. Faccio notare che di solito le encicliche papali sono scritte in latino, mentre questa è in tedesco ed è indirizzata ai vescovi tedeschi, indizio significativo dell’attenzione particolare che la Chiesa nutriva per la situazione dei non ariani.

Ma la situazione ebraica si aggrava ulteriormente, per cui egli chiede a tre gesuiti, John La Farge, Gustave Desbuquois e Gustav  Gundlach, di preparare la bozza di un’enciclica: “Humani Generis Unitas”, in cui condannare il nazismo in quanto contrario alla fede cristiana.

HUMANI GENERIS UNITAS

Par. 5 e 132

Le alte sfere del clero, però, erano ostili a questa presa di posizione, anche perché il nazismo era visto da molti come un baluardo al comunismo, per cui tergiversarono così a lungo che il papa, gravemente malato, probabilmente non riuscì nemmeno a leggere la bozza prima di morire e ci vollero decenni prima che se ne sapesse qualcosa. Naturalmente non possiamo sapere se quest’enciclica avrebbe potuto cambiare il destino di milioni di Ebrei, dato il carattere di Hitler e del regime nazista.

Il suo successore, Pio XII, ebbe, nei confronti della tragedia che si stava verificando in Europa, un atteggiamento molto controverso. Sembra che in privato si dolesse delle notizie che apprendeva dai suoi prelati, ma non espresse mai una protesta ufficiale, accennando solo, nel discorso del Natale del 1941, a chi veniva perseguitato per la sua razza. Anche quando iniziarono ad essere deportati gli Ebrei di Roma, egli fece due interventi semi-ufficiali presso i Tedeschi perché gli arresti fossero sospesi per mantenere pacifici rapporti fra chiesa e Comando militare tedesco. Ma non andò oltre, per cui i Tedeschi agirono di conseguenza.

I difensori della linea di condotta di Pio XII sostengono che la sua cautela fu dovuta alla consapevolezza che il fanatismo nazista non si sarebbe fermato neanche dopo una protesta del      Vaticano, ma che la situazione sarebbe potuta peggiorare e che inoltre il papa non aveva poteri tali che una sua azione avrebbe potuto essere veramente significativa. Visti i dati raccolti a posteriori, è immaginabile che la sua fu una scelta strategica che gli venne riconosciuta come valida dagli stessi Ebrei.

In realtà non tutti gli ecclesiastici furono tiepidi nei confronti della questione, ma il soccorso ai perseguitati fu dato più dai singoli membri del clero che dall’istituzione.

Ho iniziato parlando dell’attualità dell’antisemitismo. Riferendosi a questo fenomeno configuratosi nel XXI secolo, gli s torici lo chiamano “neoantisemitismo. Esso è attuato da movimenti di estrema destra e di estrema sinistra e da gruppi islamisti jihadisti e fondamentalisti islamici che si oppongono al Sionismo e all’esistenza stessa dello stato di Israele, ma maschera anche l’odio razziale sotto forma di critica ad uno stato.

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